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C’era una volta un pomeriggio dolce assolato terso. C’era una volta una chiacchierata di fine gennaio fra amici. C’era una volta una delle prime riunioni della Sinistra Giovanile di Castagneto Carducci- Donoratico. C’era una proposta da fare al Partito dei Democratici di Sinistra. C’era la Rive Gauche a sostenere quella proposta. C’era una volta la musica, quella vera, quella suonata, quella sentita, quella rock. C’era una volta un piccolo paese in un piccolo Comune. C’era una volta la voglia di fare qualcosa per i giovani di questo nostro Comune, di fare un concerto, di fare una festa, di farli uscire dalle loro case, di farli conoscere e di farli divertire. Insieme. C’era una volta un gruppo di ragazzi e ragazze incazzati neri perché Gianfranco Fini, ministro della Repubblica Italiana durante il governo Berlusconi, stava presentando un disegno di legge che equiparava i fascisti della Repubblica di Salò ai Partigiani dei Comitati di Liberazione Nazionale. C’era una volta la voglia di onorare il 25 Aprile e quelli che avevano combattuto per la Libertà. C’era una volta la Linea Gotica e c’eravamo noi che avevamo deciso di starne al di qua.
C’era una volta Liberi e Vivi…e c’è ancora.
Prendi carta e penna. Scrivi. Il nome del nostro Festival sarà Liberi e Vivi. Il luogo sarà un parco, all’aperto, en plein air, la nostra piccola Woodstock in salsa toscana, sarà il Parco delle Sughere.
Il tempo non potrà che essere in piena primavera, la primavera delle stagioni e quella della Storia, la rinascita della natura e quella della democrazia, il risveglio dal letargo e quello dall’oppressione. Sarà il 25 Aprile. Sarà lo sbocciare dei fiori nelle coscienze. Sarà il tempo di Liberare i Suoni e rendere Vive le anime.
E fu il primo Liberi e Vivi. Di un giorno. In uno splendido giovedì di sole del 2002 i timori su “quante persone verranno”, “ma si sa in giro che facciamo una megafesta?”, “ma basteranno i fusti di birra?” attanagliavano i cervelli di noi piccoli ed ingenui ma motivatissimi organizzatori.
E non sarebbe stato diverso negli anni a venire: più esperienza, maggiore accortezza nell’organizzazione, più efficacia nei preparativi non inibivano le nostre menti dal pensare che forse sarebbe stato un flop. E tutti gli anni, puntualmente, quel dubbio, quella incognita che ti logora lo stomaco e che alle riunioni nessuno osa mai pronunciare o se lo fa succede rigorosamente con la mano sulle palle: pioverà?
E qualche volta è piovuto come con la Chop Chop Band, i Franziska o la giornata tecno con i dj… ma mai, nessuno di noi, pur con le lacrime agli occhi, ha mai dubitato che questo sogno potesse svanire per una semplice formula chimica dal nome H2O.
Ma andiamo con ordine:
Quel 25 aprile del 2002, il primo, mettemmo in piedi un tour de force musicale sul piccolo palco del Parco delle Sughere dove si alternarono gruppi del Comune e dell’intera Provincia di Livorno, alcuni musicisti alla loro prima volta e altri già affermati. Un cd ancora acquistabile testimonia le performances di quella giornata dal sapore iniziatico…
Qualche centinaio di persone sdraiate sull’erba assistevano tranquille al susseguirsi delle band. Accanto ai Madame du Bois, ai Denzoe, ai Valentin Gerlier, ai Q-Bizm, ai Tessa Drummond, agli Ochossi e ai Manolo Gamba, si facevano strada i gruppi emergenti della zona come i Poi te lo rendo, i Robusta Coffee, i Policromia, i Jamina e i 69 Plajo…E mi sembra superfluo aggiungere che quell’anno fu, prima di tutto, l’anno dei nomi strani delle band come mai li avremmo sentiti in futuro. Chiusero la prima edizione gli Snaporaz, gruppo storico livornese affermato nel panorama del rock alternativo nazionale.
La locandina con la bocca che urla sullo sfondo, dal vago sapore Munchiano, rende bene l’idea delle grida di gioia che uscirono dalle nostre bocche ora che il “nostro piccolo bambino Liberi e Vivi” era nato.
Lo avremmo fatto crescere fin dall’anno seguente quando ancora per un giorno, un fatidico venerdì 25 aprile dell’anno domini 2003, i gruppi musicali che si esibirono erano in numero e qualità ancora superiore all’anno precedente. Qualcuno infatti ci stava iniziando a notare e quell’anno lavorammo già in collaborazione con l’organizzazione dell’allora Arezzo Wave (e mi sembra d’obbligo anche qui ricordare che l’esperienza di Liberi e Vivi e le “onde musicali” cresciute in questi anni a Castagneto hanno contribuito a portare Italia Wave a Livorno nel 2008). E già un anno dopo la prima edizione fu chiaro anche alle sughere che addobbano il Parco che “la musica stava cambiando”. L’estenuante alternarsi delle orchestre di ballo liscio che sembravano scandire le stagioni e il cadere delle foglie degli alberi presenti nell’area, avrebbe subito, ogni anno di più, l’evento traumatico dei bassi e degli acuti di un altro tipo di musica: la nostra. Presero in mano gli strumenti per la Libertà gli Appaloosa, Bobby Tumultous, i Monotarakiki affiancati ancora una volta dalle band emergenti locali.
Nel 2004 il “nostro bambino” acquisì la stazione eretta e camminò per tre giorni: venerdì 23, sabato 24 e domenica 25. Decidemmo di sperimentare perché siamo sempre stati convinti che Liberi e Vivi sia prima di tutto un laboratorio di idee, suoni, voci e colori. Un luogo dove si crea Cultura e dove si gode di questa. Venerdì fu di musica tecno e, se non fosse stato per le bacinelle d’acqua che qualcuno stava riversando su di noi, l’esperimento probabilmente sarebbe riuscito con successo e i dj avrebbero suonato non solo per quella qualche ventina di impavidi temerari della pioggia che comunque ringraziamo calorosamente.
Piovve anche sabato 24 quando le vibrazioni reggae della Chop Chop Band non riuscirono ad allontanare i cupi nembi che di lì a poco si sarebbero riversati sui loro strumenti e sulle teste del centinaio di ottimisti ascoltatori che perduravano molli accennando timidi passi di danza. Saltato anche il concerto dei Franziska…
La serata si spostò nel capannone al coperto ma finì un po’ troppo tardi e possiamo rintracciare in quel momento l’inizio di una delle angoscianti paure con cui tutti gli anni dobbiamo fare i conti: “vietato andare troppo in là con la musica”, “…abbassa, abbassa, abbassa che ci mandano le forze dell’ordine”, “ma chi ce le manda?” “boh, forse qualcuno di destra o forse chi pensa che far divertire i ragazzi e le ragazze sia solo un problema” …”no, è impossibile!”. “Oh, France, sono arrivati gli sbirri”. Merda.
Era il 25 aprile in cui sperimentavamo, in cui speravamo nel grande successo di pubblico, nell’affermazione definitiva dell’importanza del nostro festival. Poteva diventare la più grande batosta psicofisica che mai nessuno di noi organizzatori aveva mai ricevuto.
Ma non fu così.
I Franziska restarono anche il giorno seguente ed in un pomeriggio primaverile, a tratti simil-estivo, ci aprirono i cuori e ci ridettero fiducia con un po’ di spensierato, sano e gioioso ska. Li ringraziamo perché sono stati fra gli artisti più comprensivi e alla mano con cui abbiamo avuto a che fare. Non metto in dubbio che, anche quando loro hanno ringraziato noi, lo abbiano fatto sinceremente visto che furono trattati da veri signori e se ne ripartirono anche inebriati da alcool e tabacchi vari…
La prima nostra tre-giorni si concluse con i Silv3rman capitanati dal vj/attore/cantante Enrico Silvestrin che non ci entusiasmò così troppo, anzi, direi che ricevette un bel quantitativo di baccelli sul palco, qualcuno dice per la politicamente scorretta sciarpina del Milan, qualcun altro perché sostiene di avergli sgamato un bel playback, altri ancora perché aveva (dicono loro) la faccia da spocchioso.
Il 2005 fu l’anno della svolta. Il nostro piccolo infante “Libero e Vivo” non solo camminava da solo, ma aveva iniziato a saltare e correre. Corse verso il più grande successo di pubblico che il Parco avesse mai visto, corse per 4 lunghi giorni densi di appuntamenti e corse perché le 2500 persone venute a vedere i Modena City Ramblers non rimanessero con la gola secca. Noi organizzatori corremmo molto in quei giorni; ci stavamo rendendo conto che il salto, quello nella qualità e nella quantità, lo stavamo facendo.
Venerdì 22 aprile centinaia di ragazzi e ragazze in coda all’entrata stavano aspettando di entrare per godersi il concerto dei MCR. Quelle canzoni che ascoltavamo da qualche tempo alle manifestazioni a Roma e a Firenze, abituati come eravamo a sentirle emesse da freddi compact disc, quella sera sarebbero state libere e vive. Sarebbe stato uno degli ultimi concerti della formazione storica dei Modena con Cisco Bellotti come cantante, forse la formazione più amata dai fans. A scaldare gli animi e a scuotere le coscienze ci pensò Giovanni Impastato raccontandoci l'impegno di suo fratello Peppino, morto perchè aveva avuto il coraggio di urlare contro il mafioso che abitava a cento passi da casa sua... perchè noi siamo, prima di tutto, contro tutte le mafie. Di quel concerto, oltre ai cori, alle bandiere delle tifoserie del Livorno Calcio, oltre ai pugni alzati e alle lacrime agli occhi per Bella Ciao, oltre a tutto questo, ci piace ricordare un’immagine, una foto: la sezione dei DS completamente invasa di manifesti dei Modena giustapposti l’uno all’altro perché la colla vinilica non facesse danni dimezzandone il numero…
Il sabato 23, dopo l’esibizione del corpo di ballo delle Street Dance Performances, gli Skiginator ci fecero danzicchiare un po’ anticipando i dischi degli Stanzion Sound System, che, come al solito allietarono col Reggae gran parte della nostra nottata. Anche nel 2004 tentammo la serata con i dj ma, anche allora, non ebbe il successo sperato un po’ per il tempo, un po’ per gli orari (troppo presto) ed un altro po’ perché era domenica (serata della settimana che non si confà proprio tanto alla disco).
Che era l’anno giusto, però, ce ne accorgemmo anche dall’ultima serata quando, dopo i concerti dei Mood, dei Pancrazio, degli Arnika e dei Manifesto, con Paolino Ruffini ed il Nido del Cuculo, un po’ di sano orgoglio labronico portò all’interno della festa intorno alle 2000 persone. E tutte ridevano. Non è facile rimanere seri quando lo showman della serata non fa la sua entrata sul palco dal camerino ma su un Apino giallo con la scritta dietro il cassone: "da grande sarò un tir".
Piccolo aneddoto di questo anno: un giovane, rosso di pelo, direttamente da Ravenna con furore per vedere i Train de Vie si sarebbe mangiato contemporaneamente numero 15 bustine di zucchero... video disponibile su You Tube .
Nel 2006 ormai Liberi e Vivi! si era affermato come una delle manifestazioni artistico- musicali più importanti della Toscana e decidemmo di giocare la carta della qualità: la proposta era le “Stazioni Lunari”, progetto che coinvolgeva un nutrito gruppo di musicisti che ruotavano attorno a Ginevra Di Marco, voce impeccabile ex Csi. A Donoratico, sabato 22 aprile, fecero tappa, oltre a Ginevra, Max Gazzé, Stefano “Cisco” Bellotti (che mi sa che si era trovato parecchio a suo agio l’anno precedente), Peppe Servillo, cantante e compositore degli Avion Travel, e Riccardo Tesi, grande fisarmonicista. 2 aneddoti si ricordano col sorriso di quella serata: 1- il prete di Donoratico che, durante il sound check pomeridiano, inizia ad urlare “Max, Max” per salutare Gazzé in quanto lo aveva catechizzato, comunicato, cresimato, sposato e battezzatogli i figli; 2- il Tour Manager che ci disse: “Ragazzi, tanto di cappello per la professionalità che, pur da volontari e non addetti al mestiere, avete nell’organizzazione”. Non nego che l’“ego” di ciascuno di noi, in quel momento, ha raggiunto dimensioni volumetriche spropositate.
Domenica 23 iniziò una collaborazione che si manterrà nel tempo: con Radio Rock Fm organizzammo il concerto dei Pay con Freak Antony degli Skiantos e Olly (ex Shandon). A seguire Ariel e Max de Riu si “combatterono” a suon di dischi e fecero ballare sulle note del migliore rock di ieri e di oggi le centinaia di persone che avrebbero fatto letteralmente l’alba se non avessimo avuto il nostro stramaledettissimo coprifuoco dell’1 e 15.
Bobo Rondelli e gli Ottavo Padiglione ci ricordarono la nostra livornesità il giorno seguente ed in moltissimi assistettero con il sorriso allo spettacolo.
La chiusura vide sul palco degli amici oltre che dei grandi musicisti cui auguriamo il più grande successo: i Maniscalco Maldestro, con il loro rock puro e allo stesso tempo sperimentale, entusiasmarono addirittura più dei 3 Allegri Ragazzi Morti che, comunque, chiusero egregiamente la quinta edizione.
Tutto bene, tranne una sola assenza rispetto all'anno prima. Ciao, Mariano.
Il 2007, iniziata la collaborazione con l’associazione culturale circolo Arci- The Cage di Livorno, si propose come un’edizione molto partecipata e, dal punto di vista del calendario degli spettacoli, anche molto variegata: se domenica 22 i Gem Boy, con il loro rock demenziale, avevano già reso “simpatica” questa nostra sesta edizione, il giorno seguente, quando sul palco si presentò il comico livornese Paolo Migone, la Festa acquisì totalmente il suo carattere spensierato e “ridicolo” (naturalmente da tradurre semanticamente in: che fa ridere, che fa divertire). Con Migone ci accorgemmo che anche famiglie intere con bambini e “giovani di ogni età” potevano degnamente essere insieme davanti allo stesso palco: e questo l’abbiamo sempre ritenuto un obiettivo da perseguire. Ci divertimmo anche nel continuare la collaborazione con Rock Fm (e sarebbe continuata anche quest’anno) dove i Rockers toscani ammirarono la fantastica performance della Rock Fm All Stars Band. Fu anche la prima sul palco di tre gruppi castagnetani che aprirono le danze dei Gem Boy - gli Adena e i Treshold – e della Rock Fm – i V8 Interceptor.
Il concerto di chiusura, quest’anno, sarebbe spettato ai Verdena che in quel momento venivano osannati dalla stessa MTV e che, infatti, non delusero le aspettative di pubblico…forse, però, musicalmente non fu uno dei migliori concerti fatti
L’aneddoto di quest’anno è sicuramente questo: Paolo Migone che viene servito dal nostro Sindaco Fabio Tinti e che ne rimane basito… “Di cose strane me ne sono capitate, -disse- ma che un sindaco servisse al ristorante della festa dei giovani, questo mai…
E a Castagneto facciamo questo e molto, molto altro…
Il 2008…vabbé, che senso ha scrivere la storia della settima edizione di Liberi e Vivi se la dobbiamo ancora fare…
Facciamo così. Visto che dobbiamo ancora scrivere la storia di quest’anno, facciamo che ne fai parte anche te, come spettatore, come partecipante, come sostenitore o, perché no, come uno di noi…quel gruppo fantastico di ragazzi e ragazze che ridono, si divertono, piangono di gioia e d’amore per quello che fanno, per quello in cui credono…per essere sempre, comunque vadano le elezioni, Liberi e Vivi di pensare, di esprimersi e di creare, di amare e di sperare.
E fu così Liberi e Vivi!. Ed è Liberi e Vivi!. E lo sarà per sempre.
Francesco Marchi (uno dei fondatori di Liberi e Vivi)
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